Il Modello Floriani

Nel 1980, primi nel nostro Paese, in collaborazione con la Sezione Milanese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, abbiamo istituito un servizio per assistere gratuitamente a domicilio i malati inguaribili e le loro famiglie, organizzato sulla base del “Modello Floriani”. Si tratta di un modello di cura e assistenza rivoluzionario che prevede l’intervento di un’équipe multidisciplinare di professionisti qualificati, coordinati e reperibili che pone l’ammalato al centro di un percorso terapeutico per garantirgli il suo benessere psicofisico globale.

 
 
Il medico di cure palliative
Cosa fa? Valuta la condizione del malato nella sua globalità psicofisica, prescrive le opportune terapie per il controllo del dolore e gli altri sintomi, anche in collaborazione con il medico di famiglia.

Propone il tipo di intervento assistenziale più adeguato consultandosi con il Medico di famiglia e altri curanti, facilita la prescrizione e il reperimento dei farmaci necessari alla terapia indicandone i possibili risultati. Le sue pratiche di medicina palliativa non si esauriscono nell’applicazione di protocolli terapeutici del controllo della sintomatologia, ma si attiva per garantire la cura del dolore fisico e l’attenzione al dolore totale così da preservare la qualità di vita della persona fino alla fine. Tutto ciò richiede, da parte del Medico, la capacità di saper cogliere i reali e primari bisogni dei malati e dei loro familiari.

L’infermiere di cure palliative
Cosa fa? Raccoglie tutte le informazioni necessarie per adottare e applicare le terapie più opportune, controllando il pieno soddisfacimento dei bisogni del malato, coinvolgendo attivamente in questo processo i familiari.

È la chiave di volta del servizio di assistenza domiciliare poiché è la figura più vicina al malato e ai familiari. Costituisce il punto di riferimento verso il quale convergono tutti i membri dell'équipe. L'Infermiere prende in carico i malati, esegue affiancato dal medico la prima visita domiciliare, procedere a una valutazione globale e sistematica della persona affetta da malattia inguaribile, informa e orienta la persona in cura e i suoi familiari sui principi assistenziali e sulla somministrazione farmacologica, individua e tutela la volontà della persona assistita, partecipa attivamente alle riunioni periodiche di équipe facendosi portatore delle istanze e dei bisogni del malato e favorendo l’interazione e l’integrazione tra i diversi membri dell’equipe, fornisce supporto alla famiglia nel momento del decesso e nelle fasi di elaborazione del lutto.

L’assistente sociale
Cosa fa? Riconosce i segni del disagio sociale nella sofferenza di un malato e della sua famiglia individuandone le necessità più urgenti e, dove necessario, intervenendo per promuovere soluzioni specifiche (per esempio aiutando nella compilazione delle istanze di validità).

Monitora l’attuazione degli interventi sociali, offre informazioni di natura amministrativa e di segretariato sociale affinché si costruisca una efficace relazione d’aiuto.
Risolve i problemi pratici, burocratici e finanziari relativi al reperimento di materiale sanitario e di attrezzature ospedaliere per la casa dell'ammalato; si occupa inoltre dei problemi socio-economici della famiglia.

Lo psicologo
Cosa fa? Fornisce consulenza all’équipe nell’organizzazione degli interventi assistenziali, effettua colloqui con i familiari, i caregiver e con il malato, osservandone e valutandone i bisogni psicologici nelle varie fasi del percorso assistenziale, così da offrire un sostegno professionale per affrontare le criticità.

Supporta con interventi diretti (riunioni, gruppi di incontro, didattica) e indiretti (partecipazione alle riunioni settimanali, controllo delle interazioni fra gruppi di lavoro, etc.) tutta l'attività dell'équipe. Effettua la valutazione psicologica delle persone malate e dei familiari nel loro contesto relazionale. Se richiesto, fornisce supporto psicologico, oltre che alla famiglia e al malato, anche ai volontari dell’Unità di Cura con un'attività periodica di supervisione del clima lavorativo.

l’OSS  (Operatore Socio Sanitario)
Cosa fa? aiuta i parenti a soddisfare i bisogni di base favorendo il benessere e l'autonomia del malato.

La sua presenza è valutata dall'infermiere: se necessario l'operatore socio sanitario si prende cura dell'igiene e supporta la famiglia nei bisogni di base nella quotidianità.

Il volontario
Cosa fa? Si prodiga per stabilire con il malato e i suoi cari un rapporto di empatia, così da individuarne i bisogni inespressi e contribuendo ad alleggerire il carico emotivo dell’ambiente familiare.

Costituisce un importante collegamento tra il malato, la famiglia e l’équipe sanitaria. Fortemente motivato, selezionato e formato, si attiva per gestire le necessità di natura non sanitaria del malato e della sua famiglia in una relazione di aiuto. Fornisce alcuni interventi tecnici (attività diversionali, musicoterapia, contatto, ecc.) con una illimitata carica di umanità e dedizione. I volontari partecipano inoltre, con un loro rappresentante, alla riunione settimanale dell’équipe.

La famiglia
Cosa fa? Ricopre un ruolo indispensabile e informale di cura, supporto e vicinanza al malato e attraverso la figura del caregiver diventa parte integrante dell’équipe di cura.

L’equipe, infatti, al momento della presa in carico del paziente, individuerà all’interno della sua cerchia di affetti il cosiddetto caregiver, la persona che accudisce quotidianamente il malato e punto di riferimento degli operatori nell’erogazione delle cure.
Il caregiver partecipa all’assistenza raccogliendo per loro le informazioni indispensabili, cercando di comprendere i desideri e le volontà del malato, prestando sostegno psicologico/emotivo, cooperando ove possibile e dopo adeguata formazione nella cura del familiare assistito. La famiglia, è partecipe dell’esperienza di sofferenza del proprio caro ammalato e costituisce insieme al paziente un’unità richiedente cure e quindi ugualmente bisognosa di attenzione e supporto.

Chi fa parte dell’équipe è consapevole del fatto che non ci si reca presso il domicilio del malato solo per offrire tecnologie sofisticate, ma soprattutto per garantire una cura umanizzata, che risponda alle reali esigenze dei malati e delle loro famiglie. Quando i controlli medici divengono meno frequenti e la malattia avanza, la qualità del rapporto interpersonale fra l’équipe e il malato diviene, infatti, elemento essenziale per una buona assistenza. Non occorrono strumenti costosi, né elaborate strutture per intraprendere l’assistenza domiciliare, ma persone motivate e debitamente istruite, con doti di grande disponibilità umana e strettamente interagenti tra loro.
La Società Italiana di Cure Palliative ha elaborato alcuni documenti (core-curriculum) che definiscono in maniera puntuale e precisa le competenze e i percorsi formativi e professionali affinché sia garantita l’efficacia assistenziale dell’equipe multiprofessionale in Cure Palliative.

sfondo Fondazione Floriani