Virgilio Floriani

l’uomo, l’imprenditore, il filantropo

“La nostra mente è la più grande risorsa di cui disponiamo per affrontare il futuro, il vero dono che ci ha fornito la natura che ci distingue nettamente da tutti gli altri esseri viventi, e che portiamo sempre con noi. È l’unica, sola, vera ricchezza che non ci abbandona mai: dobbiamo coltivarla continuamente, nel più ampio spettro che va dalla scienza alla filosofia ai tanti come e perché dell’esistenza, con lo studio, la riflessione, l’azione; con fiducia in noi stessi, coraggio e determinazione.”

Virgilio Floriani è nato il 29 giugno del 1906 a Cison di Val Marino, un piccolo comune del trevigiano nelle prealpi venete. Il padre, contadino benestante, ebbe in eredità alcuni ettari di terra ed educò i suoi tre figli ai valori dell’operosità, del risparmio, della condivisione e dell’integrità. Fu il padre a spingere Virgilio agli studi ed egli espresse ben presto il desiderio di diventare ingegnere. L’interesse per l’elettronica lo condusse al Politecnico di Torino dove ottenne la laurea nel 1929. Dopo una prima esperienza presso l’EIAR di Torino, Società di Radio Diffusione che poi diventò RAI, nel 1935 intraprese un nuovo lavoro come progettista alla SAFAR, una fabbrica di apparecchi radio che negli anni della guerra riforniva l’aviazione militare. In questo periodo Virgilio maturò i suoi interessi nel campo delle applicazioni delle tecniche radio alla telefonia, un settore assolutamente innovativo e di grande potenzialità nell’Italia del Dopoguerra. Progettò un apparecchio elettronico rivoluzionario che permetteva di “multiplare” le conversazioni telefoniche tra le principali città italiane. Nel 1940 sposò Loredana Carbone, amata compagna di tutta una vita, da cui ebbe quattro figli: Roberto (1941), Antonella (1944), Marco (1952) e Paolo (1954). Di fronte ai molti ostacoli che in un paese stremato dalla guerra si opponevano alla realizzazione del suo ambizioso progetto, Virgilio diede vita a una sua società: nel 1946 nacque a Milano “Telettra” (Telefonia, Elettronica, Radio) in un grande stanzone di via Marcona 3. Sotto la guida imprenditoriale di Virgilio, Telettra diventò un colosso nel campo delle telecomunicazioni, affermandosi a livello internazionale in Spagna, Norvegia, Stati Uniti, Messico, Argentina, Australia, Sud Africa, Brasile, Turchia ed Egitto. Considerando insostituibile l’apporto della ricerca scientifica avviò rapporti di collaborazione con i politecnici e le università di Milano, Bologna e Padova.

Virgilio colse anche l’importanza strategica del transistor nelle telecomunicazioni e nel 1957 fondò con Adriano Olivetti la SGS (Società Generale Semiconduttori), la prima industria italiana creata per la ricerca, lo studio e la fabbricazione dei diodi e dei transistor. Nel 1976, all’età di settant’anni, considerò conclusa la sua avventura di imprenditore e cedette Telettra al gruppo FIAT. La sua vita come imprenditore di un’azienda è stata anche una grande avventura umana. Nel 1975 Virgilio Floriani visse la dolorosa esperienza della perdita dell’amato fratello Bruno in seguito a una malattia improvvisa e devastante. La constatazione della grande sofferenza che consegue a una malattia inguaribile, il vuoto assoluto di attenzione, assistenza e risposta a tale sofferenza, che caratterizzava la sanità in quegli anni e l’incontro con il terapista del dolore Vittorio Ventafridda portò Virgilio a concretizzare il suo impegno civile nella creazione della Fondazione Floriani. “C’è sempre, alla radice di ogni nostra azione, una spinta emotiva. Mio fratello morì di cancro. Gli ultimi mesi della sua vita furono tremendi. Soffrì molto, senza aiuti. Non sapevamo cosa fare, come combattere il dolore, come rivolgerci a lui, che comportamento assumere nei suoi riguardi. Una esperienza tragica: noi a nascondergli la verità, lui a negarci le sue sofferenze. I grandi istituti di cura, le maggiori organizzazioni di ricerca, gravati dal grosso carico di malati condannati all’incubo di mesi, forse anni di sofferenza. In quella triste vicenda avevo potuto rendermi conto in prima persona che, anche quando sembrava che non ci fosse più nulla da fare per un malato grave di cancro, ancora molto si poteva e si doveva fare. La vita va vissuta con dignità e serenità fino alla fine, perché, se è vero che certi malati sono inguaribili, non sono però incurabili. Decisi allora di impegnarmi in qualcosa di socialmente valido. La buona riuscita della mia esperienza come imprenditore mi dava i mezzi per poter concretamente operare, e fu con lo stesso spirito imprenditoriale che diedi vita alla Fondazione che porta il nostro nome. Io presidente, mia moglie vicepresidente, il professor Ventafridda direttore scientifico.”

Questi video sono stati realizzati da DMS multimedia, in collaborazione con L’Istituto d’Istruzione Superiore Virgilio Floriani di Vimercate, per la Fondazione Floriani.

Per scaricare il libro di Virgilio Floriani “Ricordi della mia vita“, 1980 clicca qui

 
 

sfondo Fondazione Floriani